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Suicide Squad: un gioco destinato al fallimento?

Nelle profondità vertiginose di Metropolis, una città soffocata dall’ombra di una minaccia inattesa, si aggira un titolo che prometteva di ridefinire la formula dei suoi gloriosi predecessori. Parliamo, signori e signore, di “Suicide Squad: Kill the Justice League”, l’ultima fatica di Rocksteady Studios, un nome che per anni ha risonato come garanzia di qualità nel mondo videoludico. Eppure, mentre i riflettori si accendono e la curiosità incalza, emergono dubbi che ne offuscano lo splendore.

Ad un primo sguardo, “Suicide Squad” sembra aver ereditato il DNA dei capolavori che lo hanno preceduto, ma basta incamminarsi per le strade di questo universo parallelo per avvertire una strana dissonanza. Dove Batman: Arkham si elevava come colonna portante dell’azione stealth e dell’investigazione, il nuovo arrivato sembra vacillare, inciampando in una formula che tenta di essere familiare ma finisce per essere un’ombra del passato.

La squadra, un’accozzaglia di antieroi noti ai fan dell’universo DC, si ritrova a fronteggiare nientemeno che la Justice League, ma la grandezza dell’impresa non si traduce nell’esperienza di gioco. Rocksteady Studios, una volta maestri nell’arte di tessere una narrativa densa e avvincente, sembrano aver perso parte di quel tocco magico. La sceneggiatura, invece di essere il filo conduttore di un’avventura epica, appare dispersiva, incapace di trascinare il giocatore in una storia che dovrebbe essere ricca di colpi di scena e pathos.

La città di Metropolis, pur vasta ed esplorabile, non comunica quell’atmosfera densa di mistero che si respirava ad ogni angolo di Arkham. Qui, l’ambiente diventa un mero contenitore di missioni, una sequenza di sfondi intercambiabili che non riescono a catturare l’essenza di un mondo che vive e respira insieme al giocatore. La libertà di movimento è un privilegio, certo, ma quando si traduce in un errare senza meta, il giocatore può rapidamente sentire il peso di una noia insidiosa.

Passiamo poi al gameplay, che avrebbe dovuto essere il fulcro pulsante dell’esperienza. Dove prima c’era un combattimento fluido e tattico, ora troviamo un’azione frenetica che sembra collocarsi più nel genere dello shooter che non nel meticuloso balletto di contrattacchi e parate di Batman. Non è che manchi il divertimento, ma sembra un passo indietro verso una generalizzazione che non rende giustizia agli antieroi protagonisti, ognuno con le proprie abilità uniche che dovrebbero brillare in combattimento.

Infine, non possiamo ignorare la componente multiplayer, che si inserisce come colonna portante di “Suicide Squad”. Tuttavia, la cooperazione tra giocatori non riesce a mascherare le crepe di un design che sembra non aver trovato un equilibrio tra la necessità di innovare e il rispetto per la formula che ha reso grande il nome di Rocksteady.

“Suicide Squad: Kill the Justice League” si muove in una Metropolis che, nonostante il potenziale, non riesce ancora a convincere. Come ignari viandanti, ci ritroviamo ad attendere l’alba di un gioco che riscatti il potere di una squadra tanto controversa quanto affascinante. Eppure, quel giorno non è oggi.

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